“Questo spettacolo era indirizzato al pubblico più eterogeneo, dal contadino all’intellettuale, dagli hippy alle persone comuni, dagli impiegati ai professionisti. Non c’era palcoscenico e si recitava tra il pubblico.
Il 26 marzo 1967 Paolo VI scrisse Lettera Enciclica «Populorum progressio».
“Populorum regressio” (1969) voleva essere una azione non violenta attraverso alcuni aspetti negativi della vita di allora: la pubblicità, l’alienazione, la donna oggetto, la guerra in Vietnam e la violenza del sistema contro le lotte operaie e contadine. Qui viene rappresentata la strage di Avola: “La polizia lancia lacrimogeni, ma per effetto del vento il fumo gli torna contro. Divenuti bersaglio di una fitta sassaiola, i militi sparano sulla folla. I manifestanti pensano siano colpi a salve, finché non vedono i loro compagni cadere. Il bilancio è di due braccianti morti,, e 48 feriti, di cui 5 gravi: sul posto furono trovati quasi tre chili di bossoli“. [Santo Tornabene]
Nell’anno 1969, un gruppo di studenti e operai, guidati dallo svizzero Francis Kueng, formano una compagnia chiamata “International Workshop Theatre“.
Insieme decidono di mettere in scena un Happening, ispirandosi al Living theatre (un mezzo d’espressione attraverso il corpo dell’attore, già di largo uso in America), per sottolineare la loro presa di posizione politica non-violenta. Lo spettacolo, intitolato “Populorum regressio“, è suddiviso in sette scene che affrontano le tematiche sociali dell’epoca.
Gli artefici di questo “happening” furono Santo Tornabene, con Francis Kueng e la moglie di quest’ultimo, Livia.
Fu rappresentato oltre che al “Beat 72” di Roma, alla Camera del Lavoro di Genzano, in diverse associazioni in varie località e al Teatro Instabile di Napoli.
Il successo di critica e pubblico di quest’opera determinò una spinta in avanti e dette al gruppo l’energia giusta per continuare a sperimentare, studiare e affinare il talento di ciascuno dei partecipanti.
Happening di
Santo Tornabene e Francis Kueng




